tramonto Es Vedrà

Vi racconto i miei quattro giorni a Ibiza (parte due)

Se avete letto la prima parte del mio diario di viaggio a Ibiza, sarete curiosi di scoprire qualcosa anche sulla parte ovest e sul nord dell’isola. Ecco qui il mio racconto degli altri due giorni di viaggio, con qualche consiglio.

bonjour petite Ibiza

GIORNO 2 – OVEST

Tutti, dal primo all’ultimo, mi hanno detto: ah, le spiagge dell’ovest, indimenticabili, non te le puoi perdere! E allora io pronta, avevo stilato la mia tabella di marcia, scegliendo praticamente ai dadi quali calette visitare. Alla fine, siamo partiti dal sud e abbiamo passato la mattina a Sa Caleta dove, la Lonely Planet dice, si stabilì il primo stabilimento umano dell’isola. La caratteristica che conferisce a questa insenatura così grande fama è il contrasto netto e meraviglioso tra le rocce rosse e il mare azzurro cristallino. Essendo così bella, pur essendo piccola, è molto frequentata. Noi abbiamo passato qualche ora in ammollo a contemplare i colori e poi abbiamo naturalmente pranzato al chiringuito attaccato alla spiaggia. Più grande e meno romantico di quello di Cala Mastella, il Restaurante Sa Caleta è un ristorante a tutti gli effetti, dove il piatto forte è la paella e dove servono il tipico Café Caleta preparato con caffé, rhum, agrumi e spezie.
Io ho optato per un bel piattone di totani, accompagnati dalle ormai irrinunciabili patate fritte con i peperoni. Birretta gelata, neanche da dire.

Dopo Sa Caleta, l’intenzione era di muoversi a Cala Comte (“non puoi certo andare via da Ibiza senza essere stata a Cala Comte!”), composta da tre spiagge bellissime ma, ahimè, anche molto popolate. Il mare è di un azzurro commovente mentre la sabbia chiarissima, ma l’abbiamo giusto sfiorata perché la gente era davvero troppa per i nostri gusti e allora ci siamo spostati di nuovo, di nuovo verso sud, a Cala d’Hort.

sa caleta ibiza

Ora, voi penserete che la mia sia stata una vacanza poco riposante con tutti quei chilometri e non nego che di strada ne abbiamo macinata un bel po’, ma, tanto per cominciare, viaggiare in macchina e godermi il paesaggio per me è estremamente rilassante, secondo, le strade a Ibiza sono molto belle e si gira volentieri. Tornando a Cala d’Hort, la mia idea era andarci al tramonto perché, sicuramente lo saprete, Ibiza è una delle mete preferite degli amanti dei tramonti e ci sono alcuni luoghi particolarmente suggestivi da cui guardarli. Uno di questi è Cala d’Hort, che si trova davanti a Es Vedrà. A Ibiza mi sono fatta impressionare molto dal discorso delle energie e della spiritualità e sicuramente la sosta a Cala d’Hort ha contribuito. La spiaggia in sé, se devo essere sincera, non mi ha fatto impazzire rispetto alle altre che ho visitato, ma la visione di Es Vedrà mi ha emozionato. Es Vedrà è un’isola piccola e disabitata che sorge dal mare come un grande scoglio a poca distanza dalla costa ovest di Ibiza; girano moltissime leggende intorno a quest’isola, riguardano gli ufo, il magnetismo (questa non è una leggenda, ma fisica vera e propria), addirittura Atlantide, l’isola delle Sirene di Ulisse e la dea cartaginese Tanit, che pare sia nata proprio a Es Vedrà. Insomma, è un luogo tanto misterioso quanto ammaliante e io ho subito in pieno il suo incanto, soprattutto al tramonto, appunto.

Es vedrà

Ibiza è famosa anche per essere stata abitata e tuttora frequentata da hippy e da un turismo che definirei spirituale, attaccato alla pratica yoga e a un ricongiungimento con la natura; tornando verso la macchina è capitato che incappassimo in un gruppo di persone intente a salutare il sole. Non con gli asana dello yoga (o forse prima sì), ma con musica e corpi liberi. Io, rigida come un baccalà, mi sono sentita inizialmente a disagio di fronte a questo spettacolo di sconosciuti sopra a una roccia intenti a muoversi a tempo di trance music con il sole che calava e mi rendo conto che questa descrizione sappia di pregiudizio e puzza sotto il naso. Ma vi giuro che in realtà non riuscivo a staccarmi da lì, è stata una delle scene più emozionanti a cui abbia mai assistito. Mi sono fatta letteralmente rapire, ho mosso anche un piede a tempo di musica e quando il sole è sceso fino a tuffarsi in mare mi sono messa senza ritegno ad applaudire e piangere copiosamente. Ancora oggi non me lo so spiegare e ancora oggi continuo a cercare affannosamente la canzone che ha accompagnato il tramonto, diceva qualcosa come “let me love you” e sono convinta che fosse Madonna, ma in quel momento non ero nemmeno troppo sicura del mio nome, figuriamoci. Da lì, dopo esserci cambiati senza remore né vergogna con le pudenda al vento in un parcheggio, investiti dallo spirito hippy e naturista, ci siamo spostati verso l’adorabile ristorante La Paloma. Eravamo noi, Belen, Stefano e Santiago. Giuro. Non allo stesso tavolo, ma allo stesso ristorante sì e questo mi porta a pensare che sia un posto alla moda. Si trova nell’entroterra ed è leziosetto e delizioso, con un grande giardino di lucine, tavoli scompagnati e piante. Noi eravamo nella veranda, in mezzo a lampade e poltroncine di midollino e porte color pastello. Ho fatto la scelta sbagliata, quindi non vi consiglio il mio piatto, ma Tommy ha optato per un filetto di anatra delizioso. Niente birrette, ma cocktail molto buoni e un bicchierino di Las Hierbas per concludere la cena. Belli soddisfatti, siamo tornati a Es Canar.

la paloma ibiza

GIORNO 3 – IL NORD

Dopo tutto il trambusto, volevamo starcene tranquilli in località poco affollate e scoprire anche la parte nord, di cui avevo letto e sentito parlare bene. Più selvaggia, forse anche più snob, mi è parsa più incontaminata, ma forse perché abbiamo scelto strade secondarie, attraversando boschi e zone rurali. La prima caletta in cui siamo andati è stata Cala d’en Serra, ma ammetto che ci siamo capitati per errore, anche se non siamo rimasti delusi. Si trova a un paio di chilometri da Portinatx – che della parte nord è la località più conosciuta – e per arrivarci, una volta parcheggiata l’auto, bisogna camminare per una decina di minuti. Si arriva poi a questa piccola baia circondata dai capanni dei pescatori (non li vedrete solo qui, sono piuttosto caratteristici e si trovano in quasi tutte le spiagge); essendo davvero piccola, tende a riempirsi piuttosto velocemente, il che è un peccato. Unico elemento di fastidio che rovina il panorama, è la carcassa di un vecchio hotel abbandonato. In compenso, troverete un ottimo chiringuito dove ho mangiato un polpo indimenticabile. Questo ristorante sulla spiaggia è gestito da un ragazzo italiano e dalla sua fidanzata spagnola; lui vive a Ibiza da più di quindici anni, prima come animatore, poi organizzando feste in ville assurdamente kitsch, poi gestendo questo chiringuito isolato ma molto bello.

polpo Cala d'En Serra
cala d'en serra ibiza

Nel primo pomeriggio, quando le persone (soprattutto famiglie) hanno iniziato ad aumentare troppo per i nostri gusti, ci siamo spostati verso ovest, in un’altra delle calette che costellano questa parte di costa, Cala Xarraca. In quest’area ci sono diverse piccole e meravigliose calette poco frequentate, come Port de Ses Caletes e Es Portixol, ma, in tutta onestà, non avevo voglia di camminare sotto il sole.

Da lì, ci siamo spostati verso sera a Benirràs, per assistere al tramonto; la serata ideale, in realtà, è la domenica, quando la spiaggia si riempie di percussionisti per salutare il sole che scende. Di suonatori di tamburi ce n’erano pochi, essendo un giovedì sera, ma è stato comunque suggestivo. Ci siamo bevuti una sangria sulla spiaggia con il cielo tutto rosso e poi via, di nuovo.
Il primo giorno, mi sono innamorata a prima vista di Sant Carles, per quanto piccolo e per quanto distante dal mare. Soprattutto, mi ha colpito il Bar Anita, che ho scoperto poi essere piuttosto conosciuto sull’isola, è uno dei locali di riferimento della cultura hippy di Ibiza. All’interno del bar, si trovano moltissime cassette delle lettere, che venivano utilizzate negli anni Sessanta dagli hippy per ritirare la posta e le opere alle pareti sembra siano retaggio di quel periodo, omaggi di chi non poteva permettersi di pagare il conto. Quello che mi ha colpito del Bar Anita, però, è il colpo d’occhio: te lo trovi davanti improvvisamente e fa venire voglia di fermarsi e bere qualcosa sotto alla pianta che domina l’ingresso. Dà sulla strada, è immerso in un’idea di accogliente lentezza. Quindi siamo andati lì, a mangiare pane e pomodoro e assaggiare la loro versione del liquore Las Hierbas, che pare qui sia una gran specialità. Viene servito in abbondanza, con tanto ghiaccio, pizzica la lingua e scalda la gola. Lo producono in casa ed è un concetto che mi piace sempre tanto.

Bar Anita Ibiza

Il viaggio è finito il giorno dopo, con un aereo a un orario scomodo e poco tempo per visitare ciò che mancava. Così abbiamo visto poco, perdendoci però in macchina tra le saline, nella zona sud. Lì vicino ci sono spiagge, ma mi sono accontentata dell’opalescenza dell’acqua sconfinata e raso terra che circonda questa parte di Ibiza.

Questo che ho vissuto è stato un assaggio molto breve, ci sono altre cose che vorrei fare e spero che il prossimo viaggio a Ibiza sia molto presto. Ad esempio, vorrei andare al ristorante Los Enamorados a Portinatx, che unisce cucina giapponese e peruviana; allo stesso modo vorrei moltissimo dedicare una serata al cinema all’aperto a L’Amante, con quei cuscinoni comodi, un bicchiere di vino e il mare proprio di fianco.

Spero però che i miei consigli possano esservi utili per scoprire Ibiza almeno un po’ e che vi lasciate, come me, sopraffare dalla magia di quest’isola meravigliosa.

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