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Perché tutti dovremmo vedere Chef’s Table su Netflix

Nei momenti di noia e indecisione, si fa una carrellata dei titoli di Netflix senza soffermarsi mai troppo. Le locandine sono accattivanti, certi titoli pure, ma quella serie l’abbiamo già guardata, quel film è troppo lungo, questo non mi va, questo documentario sì, ma non adesso. Va sempre a finire così. Almeno per me. Chef’s Table mi strizzava l’occhio da un po’, con la sua bella locandina, lì tra i trend del momento. Ho rimandato, rimandato, finché, costretta sul divano da un’influenza eterna, ho ceduto. E non mi sono pentita.

Mi piace la cucina, ma non mi ritengo un’esperta. L’effetto-masterchef a suo tempo ha colpito anche me e dallo zero pressoché assoluto sono passata a una base di conoscenza che mi ha instillato una certa curiosità. Il mondo della cucina mi affascina enormemente. Molti si lamentano perché ci sono troppi programmi culinari, che gli chef vanno di moda (e quindi?), che non si sente parlare d’altro. Solo che non capisco quale sia il problema, davvero. Quello che penso io, è che la cucina è un’arte, un patrimonio che è giusto comunicare e, in modi diversi, tramandare.

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Da Chef’s Table non sapevo bene che cosa aspettarmi, quale fosse il “livello di competenza richiesto” per godere a pieno di questo documentario a puntate. Ecco, la mia idea è che dovrebbero vederlo tutti. Il motivo è prima di tutto che si tratta di storie. E ok, io ho un debole per le storie, ma cosa c’è di più bello che ascoltare esperienze, fatiche e successi? Fare lo chef è difficilissimo, una strada in salita che non tutti, anche se mossi da enorme passione, riescono ad affrontare. Gli chef di questa serie sono naturalmente di altissimo livello e io sinceramente molti non sapevo neanche chi fossero, ma, l’effetto che ha avuto ascoltarli, per me, è stato di grande motivazione e ostinazione. Un incaponimento benefico e vigoroso per raggiungere ciò che si vuole.

Un’istigazione al fare, uscire di casa, sordi, e seguire il proprio cuore con la curiosità pronta ad assorbire ogni stimolo. I motti e gli incoraggiamenti vanno molto di moda, la motivazione si trova ormai quasi dappertutto, ma in alcuni casi è più efficace. Affidarsi al proprio istinto e alla propria pulsione dovrebbe essere la più grande esortazione, diffidare dalla strada più comoda, invece, un imperativo. Lo dice chiaramente Francis Mallman, chef argentino zingaro e visionario che ho conosciuto proprio grazie a Chef’s Table. La sua idea, con cui mi trovo molto d’accordo, è che educhiamo i nostri figli alla comodità, invece dovremmo smetterla di camminare sempre sul sentiero più sicuro, perché per conquistare qualcosa nella vita, è necessario lavorare e rischiare. Per crescere bisogna muoversi sul filo dell’incertezza.

Francis Mallmann @TheTalk
Francis Mallmann @TheTalk

Ciò su cui ho riflettuto e che mi ha fatto sentire così elettrizzata alla fine delle puntate che ho visto, è che ci vuole molto rispetto per i nostri sogni e per le nostre creazioni, ma prima ancora, per la materia prima che abbiamo deciso di plasmare. Il romanticismo e la sensibilità non sono sinonimo di fragilità, anzi, riconoscere questi aspetti del proprio carattere è un lusso che ci permetterà di ascoltarci e affidarci di più al nostro istinto, fino a diventare testardamente convinti di quello che stiamo inseguendo.

La realizzazione è un percorso lungo e ostinato, e vale per tutti i mestieri e i settori: si segue il cuore, prima di tutto, ma non basta. Allora si decide di imparare, di approfondire e migliorarsi, con umiltà e curiosità, si sceglie con chi farlo, da quale mentore assorbire la conoscenza. Per poi sconvolgere tutto. Dal maestro si assorbe ma non si copia e quando arriviamo a fare nostri gli insegnamenti, è il momento di cambiare drasticamente rotta, allontanarsi e sperimentare di testa nostra. Cambiare direzione è formativo e istruttivo, rimanere attaccati a un’unica cosa, invece, l’esatto contrario.

Chef’s Table mi ha ricordato che è bello chiamare casa posti diversi, lasciare indietro l’abitudine e affidarsi invece alla curiosità; così com’è importante tenere vicine le persone che ci fanno stare bene, che accolgono i nostri cambiamenti senza giudizio.

Insomma, tutta una serie di insegnamenti che abbiamo sentito forse allo sfinimento e ripetuto a nostra volta, ma quando li si vede messi in pratica fino alla realizzazione assoluta e strabiliante della propria visione, ecco, fa un certo, potente effetto.

Photo by Todd Quackenbush on Unsplash

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